La Senia di Fondachello

Tra i luoghi che più si confanno al diventare percorsi turistici a Mascali vi è senza ombra di dubbio quello della nostra Senia di Fondachello.

Secondo molti quella costruzione in pietra che potete ammirare percorrendo Via Amato a Fondachello in direzione nord e guardando a Nord-Ovest prima della svolta sul tratto finale che si collega a via spiaggia è una Senia. Ed anche secondo noi.

La Senia, dal greco “zènia”, in italiano significa noria. Si tratta di un antico marchingegno, che veniva azionato dal tiro dell’asino, per prelevare l’acqua da un pozzo poco profondo.

L’acqua portata in superficie era utilizzata direttamente per l’irrigazione, ma poteva essere versata in una “gebia”, dall’arabo “Jebiah (vasca per irrigazione in muratura).

Quella zona ha un sottosuolo molto ricco d’acqua, quindi la costruzione di una senia ha il suo perchè, situata in un punto a ridosso di una zona più rialzata.

Inoltre dalle foto satellitari si evince un disegno strutturale simile ad altre senie.

E ora le analogie con le altre senie:

Senia di Terrasini
Notate il particolare degli scalini ripreso anche nella nostra Senia
E perfino gli stessi “tubi” in pietra che sta a significare che la Senia ricavava acqua da più punti per qualche particolare motivo idrico.
Tipologie di Senia nel Meridione Arabo
Senia di Mistretta, Messinese
Senia di Mazara del Vallo
Senia Araba vicino Palermo

La Sicilia, terra fertile popolata da grandi lavoratori, chiamata nel passato il granaio d’Italia e per tale ragione contesa da tutti i popoli più progrediti del Mediterraneo, quasi per un destino avverso, resta il fanalino di coda dell’Italia e considerata come il terzo mondo d’Europa.

InStoria.it:

Gli arabi attuarono un vero e proprio processo di mediazione culturale e promossero in Sicilia nuove metodologie per lo sfruttamento energetico delle fonti idriche, nuove metodologie che a loro volta avevano messo a punto assorbendo varie competenze nei paesi del medio e lontano Oriente. Non è affatto un controsenso, quindi, che tale rivoluzione agronomica, improntata specialmente sulle innovative tecniche di convogliamento, conservazione e razionale distribuzione dell’acqua, sia scaturita da una popolazione d’origine nomade.

Chi oggi conosce e pratica il territorio siciliano può cogliere quello straordinario lascito anche nel sostanzioso numero di vocaboli pertinenti, soprattutto, alle attività dell’agricoltura e del giardinaggio: catusu, cubba, favara, gebbia, saja, zagara, zuccu… sono solo alcuni lemmi ereditati dall’esperienza araba in Sicilia. È da questa esperienza che hanno avuto vita (una vita lunghissima) i prodotti tipici del Meridione: limone, arancio, pesco, albicocco, carrubo, melo cotogno, melograno, gelso, asparagi, pistacchio, cotone, canna da zucchero, palma da dattero, grano duro, sesamo, riso, melanzane, spinaci, cetrioli, zucche e zucchine, meloni, angurie, ficodindia, cipolle… da cui gli spettacolari risultati raggiunti in campo gastronomico, dal dolce al salato, che hanno contribuito al marchio del made in Sicily.

Sono sempre più che mai convinto che dovremmo dare più spazio ai musulmani qui in Sicilia, tranne che ai wahaabi e ai salafiti, le porte del nostro mondo possono essere aperte a tutti loro.

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