Platone visitò Kallipolis, cioè Mascali, a cui si ispirò per il De Repubblica

Kallipolis non era Giarre, o era non solo Giarre. Un nuovo studio dell’Avvocato Giuseppe Musumeci , su un libro che sta per andare in stampa, svela un nuovo lineare ed inedito spaccato storico destinato a far discutere ma che riceve qui il nostro più assoluto plauso e pura lode.

Politeia fu sicuramente scritto da Platone durante il suo viaggio in Sicilia nel 390 A.C. E fu in questo libro che Platone descrisse una città, Kallipolis, o Callipolis, che come le altre città omonime di Grecia e Magna Grecia svanirono decadi e decadi dopo nel mistero della polvere e del tempo diventando ed alimentando il Mito. Ma ogni buon Mito che si rispetti ha un’origine prettamente reale.

Wikipedia:

I viaggi di Platone in Sicilia si svolsero durante il IV secolo a.C. coprendo un arco di tempo che va dal 388 a.C. al 360 a.C., con una pausa tra il primo e il secondo viaggio di circa vent’anni.

Le fonti antiche sostengono che Platone giunse per la prima volta in Sicilia spinto dal desiderio di visitare i crateri etnei. Il tiranno di Siracusa, Dionisio I, venuto a conoscenza della sua presenza nell’isola, lo chiamò a corte, dove il filosofo conobbe il nobile siracusano Dione, collaboratore di Dionisio, che divenne suo discepolo; quando Platone attaccò con le sue parole la tirannide, provocando l’ira del dinasta, fu proprio Dione che salvò il maestro facendolo imbarcare in tutta fretta per Atene, anche se tale viaggio si concluse con la riduzione in schiavitù del filosofo a Egina.

Nel 367 a.C., Platone tornò nuovamente in Sicilia, invitato da Dione per educare il nipote Dionisio II, nuovo successore al trono, con l’obiettivo di farlo diventare un re-filosofo; tuttavia la situazione politica precipitò; Dione fu esiliato e la riforma di Platone, atta all’instaurazione dello Stato ideale, fu avversata.

Si recò un’ultima volta a Siracusa nel 361 a.C. con lo scopo di compiere una mediazione pacifica tra Dionisio II e Dione, ma fallì nel suo intento. Allontanato dall’acropoli, poté fare ritorno ad Atene grazie all’intervento dei pitagorici di Taranto che intercedettero in suo favore presso il tiranno. Ritornato nella sua patria, assistette da lontano alla spedizione militare di Dione del 357 a.C. contro la tirannide siracusana.

Si sostiene che le reminiscenze dei suoi viaggi ebbero un effetto culturale notevole sulla sua produzione letteraria: opere come il Simposio, le Leggi e i dialoghi su Atlantide, trarrebbero origine dall’esperienza del filosofo ateniese in Sicilia.

E sul De Repubblica, o Politeia, essendo innegabile che:

La Repubblica (in greco antico: Πολιτεία, Politéia) è un’opera filosofica in forma di dialogo, scritta approssimativamente tra il 390 e il 360 a.C. dal filosofo greco Platone, la quale ha avuto enorme influenza nella storia del pensiero occidentale.

La Repubblica è composta da 10 libri: il primo tratta il tema della giustizia e funge da introduzione per i due libri successivi, in cui Platone espone la sua teoria di “Stato ideale”. Quarto e quinto libro si occupano del rapporto tra cose e idee, tra mondo sensibile e sovrasensibile (Iperuranio). Sesto e settimo libro descrivono la teoria della conoscenza, ottavo e nono dello Stato e della famiglia ed infine il decimo dell’immortalità dell’anima con il Mito di Er.

E si arriva a Kallipolis, la Città , o stato, Polis , ideale, da Kali (Buona/o), Polis, Città, la Città Stato Buona.

Nel 495 a.C. Kallipolis fu distrutta dal tiranno di Gela Ippocrate (secondo Erodoto). Ippocrate quindi assediò Naxos, ma non riuscì ad espugnarla. Nel 476 a.C. fu conquistata e distrutta da Ierone di Syrakousai e gli abitanti concentrati con quelli di Katane e Leontinoi (secondo Diodoro). Dieci anni dopo, con la caduta dei Dinomenidi, i Nassi fecero ritorno all’antica loro sede, nella città ricostruita nel frattempo da Ierone forse con coloni locresi (come dimostra il santuario di Francavilla nell’entroterra di Naxos, frequentato in quest’epoca e oggetto di culto, con pinakes di tipo locrese), secondo un piano urbanistico messo in luce dagli scavi.

Anche Kallipolis fu ricostruita, prova ne è il nome stesso di Mascali.

Quando i Romani arrivarono qui in quest’area dopo aver espugnato i predoni cartaginesi chiedevano alla popolazione locale di dove fossero e i locali rispondevano: Mas Callipolis, cioè Noi (Mas) di Callipolis.
Notate che i Romani sentivano pronunciare a ripetizione questo nome: “MasCali-polis“, quindi fu dato per buono che quel posto si chiamava: MasCali Polis, ossia la Città di Mascali.

Questa generazione di nomi dovuta all’incomprensione tra le differenti lingue di esploratori e locali è conosciuta anche in altri esempi, come il nome del Canada, e , in parte, il nome del marsupiale Canguro.

Platone deve essere stato qui, in Kallipolis per svariato tempo, e qui concepì il De Repubblica.

Oggetto fondamentale degli interrogativi proposti dalla Repubblica è, dunque, la natura della giustizia; il motore del dialogo è la domanda: «Che cos’è la giustizia? (Τί ἐστι ἡ δικαιοσύνη;)». Il punto di partenza e quello d’arrivo sono dati dalle domande: «Come conciliare il sapere con l’esercizio della giustizia?», «Come tradurre in ordinamento che coinvolge tutti i membri della comunità?», «Quanto un uomo può razionalmente conoscere?», e infine: «È possibile trovare con la ragione un ordinamento che sia razionale, ma di una razionalità che contempli l’effettiva giustizia?».

Partendo da questi temi Platone, tramite le parole di Socrate, costruisce uno Stato ideale dove vige una giustizia teoricamente perfetta, definita Kallipolis. La città deve essere pensata in rapporto alla tripartizione dell’anima del singolo uomo[30], e quindi essere ripartita in tre classi sociali[31]: aurea (governanti-filosofi), argentea (guerrieri), bronzea (lavoratori).

Essendo Platone approdato per la prima volta in Sicilia nella nostra costa: tra Naxos e Kallipolis, Naxos l’insediamento a Nord che comprendeva oltre l’attuale Giardini-Naxos anche Francavilla di Sicilia, mentre Kallipolis era l’insediamento più a Sud e comprendeva l’odierna e vecchia Mascali, Fondachello, Nunziata, Carrabba fino alle porte dell’attuale Giarre, e siamo sicuri che deve avere avuto ospitalità presso Kallipolis se decise di andare in escursione sul Vulcano Etna.

Platone dà testimonianza del suo primo viaggio in Sicilia nella Lettera VII.[63] Secondo Egesandro,[64] Platone si sarebbe recato nell’isola spinto dalla curiosità di vedere il vulcano Etna (tale interesse tuttavia non appare nell’epistola autobiografica del filosofo ateniese).

«Per tre volte si è recato in Sicilia per nave. La prima volta per vedere l’isola e i crateri. E fu allora che Dionigi, figlio di Ermocrate, che era tiranno, lo costrinse a frequentarlo.»
(Diogene Laerzio, libro III, 18.[68])

Alla sua testimonianza si aggiunge quella di Ateneo, il quale dice che Platone volle andare sui crateri dell’Etna per vedere i «torrenti di fuoco» che dal monte scaturivano.[69] Vi sono inoltre le parole di Apuleio:
(LA)

«Ceterum tres ad Siciliam adventus mali quidam carpunt, diversis opinionibus disserentes. Sed ille primo historiae gratia, ut naturam Aetnae et incendia concavi montis intellegeret […]»
(IT)

«Quanto ai tre viaggi in Sicilia, certo i maligni lo criticano sostenendo opinioni discordanti. Ma la prima volta egli partì per ragioni scientifiche, cioè per conoscere la natura dell’Etna e gli incendi di questa montagna incavata»
(Apuleio De dogmate Platonis liber 1, IV.[70])
Parte del vasto campo lavico del 396 a.C. presente a Santa Tecla (Acireale)[71]

Nella Bibliotheca historica di Diodoro (XIV, 59, 3) si parla di una grave eruzione vulcanica avvenuta ai tempi di Dionisio I: le forze cartaginesi di Imilcone II, dopo aver distrutto Messana, marciavano contro Siracusa ma dovettero interrompere il loro cammino via terra a Naxos a causa di una grande eruzione dell’Etna, la cui lava irruppe persino nel mar Ionio. Aggirarono il vulcano via mare, scontrandosi così con la flotta dionisiana.[72]

Ciò accadde durante l’anno primo della novantaseiesima Olimpiade, nel 396 a.C., ovvero otto anni prima dell’arrivo di Platone.[73] Fu una delle più disastrose eruzioni dell’Etna nella sua millenaria storia.[74] Resta controversa l’interpretazione degli storici che asseriscono il verificarsi di un’altra eruzione vulcanica durante il soggiorno di Platone in Sicilia.[N 16] Il dialogo platonico Fedone, nel quale l’ateniese descrive il cratere dell’Etna in eruzione (111 E), potrebbe rendere plausibile il fatto che Platone non solo si sia recato sui crateri del monte Etna, ma che abbia assistito di persona anche ad una delle sue eruzioni laviche.[75][N 17]
(GRC)

«καὶ ἀενάων ποταμῶν ἀμήχανα μεγέθη ὑπὸ τὴν γῆν καὶ θερμῶν ὑδάτων καὶ ψυχρῶν, πολὺ δὲ πῦρ καὶ πυρὸς μεγάλους ποταμούς, […] ὥσπερ ἐν Σικελίᾳ οἱ πρὸ τοῦ ῥύακος πηλοῦ ῥέοντες ποταμοὶ καὶ αὐτὸς ὁ ῥύαξ.»
(IT)

«e vi sono pure sottoterra fiumi perenni di immensa grandezza di acque calde e fredde e molto fuoco e grandi fiumi di fuoco e molti di fango liquido, ora un po’ più chiaro, ora un po’ più melmoso, […] come in Sicilia i fiumi di fango scorrono prima della lava, e poi c’è la lava stessa

Qui studiò Kallipolis e i suoi abitanti, probabilmente diede loro buoni consigli di Governo o addirittura fu lui ad ispirarsi al loro di Governo, ad un leggendario Re Guerriero e Filosofo che aveva ripartito la società in tre classi distinte: politici, guerrieri, e lavoratori.

Il suggestivo posto che in quegli anni aveva dato ampio spettacolo con la potenza di fuoco del Vulcano misto a tutte le altre bellezze naturali del luogo, il dualismo del fuoco, e dell’acqua, della costruzione e della distruzione, della vita e della morte, devono aver giocato proprio in questo posto un ruolo fondamentale nella costituzione dei pensieri più o meno utopici del filosofo.

Approfondimento.

Quello che la Politica Moderna non accetta sul De Repubblica è che l’individuo non ha diritti fuori da questo contratto sociale, l’origine dei suoi diritti proviene dai suoi doveri nell’essere parte integrante dello Stato.

«Per Platone non si tratta di porre al potere un gruppo, un partito, un singolo, ma “i filosofi”, che rappresentano la “razionalità”, cioè nessuno in modo particolare o privato, ma tutti, in quanto capacità di essere ciascuno sé in rapporto all’altro.[32]»

Questa divisione non è però operata dagli stessi uomini, bensì dalla natura, una forza superiore all’uomo, che rende lo stesso cittadino tale fin dalla nascita: non esiste un individuo apolide. Lo Stato ha un’origine naturale: si tratta di una teoria che si differenzia da quelle moderne, propense a pensare lo Stato come oggetto di un contratto preciso.

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