Borrometi è un Ciarlatano: La Commissione Antimafia lo smaschera definitivamente

Quando Borrometi fu messo sotto scorta per presunte intimidazioni ricevute da mafiosi pensai che fosse tutta una puttanata. Infatti lo era.

Claudio Fava (C) presidente dell’Antimafia siciliana, nella conferenza stampa seguita al termine del lavoro di indagine sui depistaggi di via d’Amelio, dove il 19 luglio 1992 dove persero la vita in un attentato il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, Palermo, 19 dicembre 2018.

L’intercettazione telefonica che maldestramente e volutamente fu interpretata come minaccia di morte è un falso storico.
Nessuno ordinò mai di uccidere una simile nullità sinistra e sinistroide.

Il Ciarlatano Borrometi, l’esempio del falso giornalista che sfrutta luoghi comuni e trova capri espiatori per ottenere celebrità e vantaggi personali.

Il Presidente della Commissione AntiMafia non è uno sprovveduto, è Claudio Fava, il quale onora non solo il nome del padre, ucciso barbaramente dai massoni per mano mafiosa, ma onora anche tutti i veri attivisti antimafia, i veri giornalisti senza nome e volto celebre che si battono sulla strada e nelle piazze contro il gioco Mafioso-Massonico.

Ansa.it:

(ANSA) – PALERMO, 27 APR – Domani la commissione regionale Antimafia deciderà sul mandato da dare al presidente Claudio Fava di denunciare il giornalista Paolo Borrometi (sotto scorta per le minacce ricevute dalla mafia), ascoltato mesi fa dall’organismo parlamentare nell’ambito dell’inchiesta sul ciclo dei rifiuti nell’Isola. “Borrometi ci ha accusati, in un post su Facebook, di aver detto falsità nei suoi confronti”, dice Fava.
Il giornalista ragusano, direttore del blog “La spia”, era stato nei mesi scorsi audito dall’Antimafia, insieme ad altri cronisti, perché nel 2015 si era occupato della questione rifiuti, in particolare a Scicli, Comune poi commissariato.
A una domanda dell’Antimafia sulle ragioni per cui a quel tempo non avesse dato notizia di un manifesto a sostegno del sindaco di Scicli Francesco Susino, firmato da intellettuali, Borrometi aveva detto di ricordare che la pubblicazione era avvenuta e che avrebbe fatto pervenire all’Antimafia l’articolo in questione. “I funzionari della Commissione – osserva Fava – l’hanno più volte sollecitato a spedire il testo, ma senza esito. L’ultima telefonata risale alle 11.11 del 2 marzo scorso.
Alle 11.57 l’articolo – fino a quel momento introvabile – compare nell’archivio del sito”. “Da qui l’accusa di falso lanciata da Borrometi contro la Commissione. Ma da una banale analisi informatica è parso chiaro che la pubblicazione era avvenuta proprio quel giorno, dopo la telefonata, ed era stata retrodatata di cinque anni, cioè al periodo in cui sul blog comparve in forma integrale un’interrogazione parlamentare dell’allora senatore del Pd Giuseppe Lumia, che accusava l’amministrazione di Scicli di essersi macchiata di gravi reati nella gestione dei rifiuti”.

Avete capito? Borrometi e i suoi compari hanno bluffato alla grande per issarsi a Paladini dell’AntiMafia senza averne alcun titolo per scopi, non credo limpidi, che solo loro sanno ed hanno creduto di portare avanti nonostante il palese ed ignobile inganno.

“Non voglio sentir parlare di polemiche – aggiunge Fava – Noi intendiamo semplicemente difenderci da un’accusa”. Il presidente dell’Antimafia è stato anche informato che su Wikipedia la voce che riguarda il giornalista ha subito una modifica lo scorso 17 aprile: “Sono state tolte un paio di righe nelle quali Borrometi si attribuiva il merito di aver fatto sciogliere il Comune di Scicli. L’amministratore del sito, poco dopo, le avrà reinserite, visto che sono ricomparse: evidentemente i cambiamenti devono avvenire secondo criteri ben precisi”.
Probabilmente, dice Fava, “Borrometi ha ben poco da vantarsi: quando il sindaco Susino è stato scagionato, il giudice, nelle motivazioni, si è chiesto come un’indagine del genere avesse potuto superare la fase istruttoria”.
“Definirsi un giornalista antimafia, come fa Borrometi, è un’idea aberrante – sottolinea Fava, figlio di Giuseppe, ucciso dalla mafia a Catania il 5 gennaio ’84 – I giornalisti cercano umilmente la verità, come ci hanno insegnato i ‘padri’ di questo mestiere. Le autocertificazioni e le patenti antimafia hanno prodotto equivoci a tutti i livelli, basti ricordare il caso dell’ex presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante.

5Stalle, PD ed altri mentecatti, difendono Borrometi, difendono il ciarlatano Borrometi, PD e 5Stalle i partiti dei Massoni che tengono sotto scacco non solo la Sicilia ma l’intera Nazione Italiana.

Borrometi difeso anche dai colleghi ciarlatani di LiveSicilia, gli stessi che difendevano la corrotta Ex Magistrato Saguto e i suoi complici, cioè un’organizzazione eversiva messa in piedi da Rappresentanti delle Istituzioni, i quali erano stati messi lì al fine di salvaguardare gli interessi dello Stato, della Repubblica e della Patria ma che invece SI SONO COSTITUITI IN UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE AL SOLO SCOPO DI PERSEGUIRE I PROPRI INTERESSI PERSONALI ED ECONOMICI a discapito della nostra Società, della nostra legge, e della nostra Costituzione.

La Ex Magistrato Saguto, la vergogna della Repubblica, il fango sul nome dei magistrati Borsellino e Falcone, il fango sui siciliani onesti e perbene che lottano per un domani migliore per le nuove generazioni.
Borrometi vergognati tu il PD, i 5Stalle, e quella nullità della Lega Fabio Cantarella, una faccia da pesce lesso codardone ed ignorantone che niente sa di Giustizia, Giurisprudenza e Legalità.

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