Val Demone : l’Alchimia delle Rocce di Argimusco

Dopo le Piramidi ed il Dolmen scopriamo insieme un altro sito megalitico siciliano che si trova a Nord dell’Etna e che deve aver giocato un ruolo importante nei riti tribali degli Shekelesh, i nostri antenati, ma anche durante la nostra Era Templare ed Alchemica…

L’Argimusco si trova al confine tra i monti Nebrodi e i Peloritani, il suo territorio ricade tra tre Comuni: Montalbano Elicona, Tripi (Abacaenum) e Roccella Valdemone. Val Demone da Valle Deminæ, ossia l’area in cui si erano rifugiati i Cristiani durante l’occupazione islamica della Sicilia e ivi trovati durante il secondo sbarco di Ruggiero in Sicilia nel 1060.

Da questo altopiano si possono scorgere l’Etna, le isole Eolie, capo Tindari, capo Milazzo. L’altopiano dell’Argimusco fa parte della Riserva naturale orientata Bosco di Malabotta.

L’Aquila

Sono rocce di arenaria quarzosa. Difficilmente piazzate lì dove sorgono per opera dell’uomo, piuttosto l’uomo deve avere usato questo sito per scopi metafisici, come rituali, sacrifici divinatori, preghiera.

I Gemelli

Secondo una ricostruzione ad hoc di un astronomo e di un geologo questo Sito è stato usato da Sovrani e Templari, ed anche dagli astronomi di corte e dai saggi del tempo per esperimenti di alchimia.

Wiki:

Nel 2014 nel saggio Argimusco Decoded di Paul Devins e Sandro Musco viene formulata la teoria dello Specchio delle Stelle: Argimusco è “un sito di enormi statue di pietra che, unico caso al mondo, riproduce specularmente dieci costellazioni presenti sull’orizzonte al tramonto estivo. Tutto questo per le cure mediche e la salute di una famiglia reale del 1300, quella degli Aragona di Sicilia”[5]. Oltre alle pietre/statue in stile sabeo, che rappresenterebbero le costellazioni della Vergine, dell’Aquila, del Serpente, di Ofiuco, del Cratere, del Cigno, dell’Idra, del Corvo, del Saggittario (Dardo) e del Leone, Paul Devins e il Professore di Storia Medievale Sandro Musco individueranno anche alcune pietre riproducenti simboli alchemici e templari: ll Pellicano, la Civetta,

l’Alambicco, il Salnitro e il Tetragramma. Ad avallare l’ipotesi degli studiosi che il luogo fosse stato utilizzato da Arnaldo da Villanova come sanatorio all’aperto al fine di curare la gotta a Federico III Re di Sicilia vi è la presenza di una vasca scavata nella roccia, usata per le sanguisughe e un sestante di pietra, infatti entrambe queste rocce si trovano vicino ad un piano inclinato indispensabile alla pratica del salasso.[6]

A molte rocce viene così dato un nome in base alla loro raffigurazione in apofenia. Cosa che lascia il tempo che trova, piuttosto un collegamento con le dieci costellazioni osservabili nella stagione estiva pare qualcosa di più concreto.

La famosa vasca scavata nella roccia dove pare che si curassero Re e Cavalieri
L’Idra…

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