Tutti gli Affari di Giorgiona Meloni : Leader della Falsa Destra Italiana

Diffidate di tutti gli Pseudo Politici che hanno avuto a che fare con Berlusconi poichè sono affaristi.
La Meloni e i suoi pupazzi effeminati cercano solo di servire se stessi in poltrone e affari e le lobby straniere, anche cinesi. Che schifo.

Certo davanti a siffatte minchiate di quella nullità celestiale di Plasmon, che si unirà ancora con Luigi Messina in questa tornata elettorale comunale, le persone intelligenti da subito capiscono che FDI è un partito come gli altri, o peggio degli altri.

Da ricordare anche che chi sta in questo partito ha le mani in pasta con gente poco raccomandabile.

Molti sanno, ma nessuno lo racconta apertamente, almeno non ho mai letto di questo, che per esempio un Consigliere di Giarre di FDI, in politica del nulla da una vita, prima alla Provincia poi di nuovo al Comune, ha connessioni aperte con la Famiglia Mafiosa dei Laudani, tutti sanno ma nessuno affronta il problema apertamente. Questo stesso consigliere da anni va a giocare alle tombole natalizie presso l’amico e Sindaco sospeso e condannato per peculato Salvo Pogliese, anche lui FDI.

Ma veniamo a cosa è FDI e chi è chi dirige questo partito di cialtroni e mentecatti effeminati che possono fregiarsi di tutto tranne che Essere di Destra.

L’Espresso ora pubblica tutti gli affari della Giorgiona Meloni, una che se per sbaglio diventasse il mio punto di riferimento mi farebbe solo vergognare.

Che schifo.

Espresso:

La macchina messa in piedi da Fratelli d’Italia, però, costa: l’ultimo bilancio indica spese per 2,3 milioni, un milione in più dell’anno precedente. E proprio seguendo i soldi affiorano le contraddizioni dei Fratelli d’Italia. O piuttosto dei fratelli di lobby. I lobbisti, cioè, commensali degli eurodeputati di Giorgia Meloni alle cene di gala nella tanto vituperata Bruxelles.
[…]

Poi l’articolo parla dei salotti buoni italiani ed europei frequentati dalla Meloni e dal suo seguito, tanto da far rigurgitare il latte che abbiamo bevuto da bambini man mano che si legge..

Insomma, il lato nascosto del partito di Giorgia Meloni è distante dalla propaganda sui bisogni degli italiani che non arrivano a fine mese. E stride con lo storytelling populista inciso al primo punto del programma di Fratelli d’Italia: «La capitale dell’Europa non può più essere Bruxelles, capitale dei lobbisti, ma Roma o Atene dove è nata la civiltà europea». Così senza darne risalto pubblico, alcuni dei suoi colonnelli di stanza a Bruxelles si ritroveranno a cena con lobbisti, multinazionali, banchieri. Da qui inizia il viaggio de L’Espresso nei segreti finanziari di Giorgia e i suoi fratelli d’Italia.

E pur di essere finanziati, Craxi per molto meno dovette lasciare l’Italia ed andare in esilio in Tunisia, questi effeminati di FDI non si fanno scrupoli di imbarcare pure i mafiosi di Scientology, gli spregiudicati petrolieri della Exxon, e le Spie Cinesi della Huawei (recentemente bannati dal Governo degli Stati Uniti), e i Cripto-Sionisti rappresentati da quel traditore vomitevole di Steve Bannon.

L’hotel Renaissance è tra i più chic della città, a pochi passi dai palazzi delle istituzioni dell’Unione. La hall è curata e sfarzosa. A sinistra della reception c’è un corridoio stretto che porta a una sala riservata. Si affitta per eventi e ha un’entrata sul retro. La sera del 12 novembre è prenotata per una cena di gala a inviti dell’European Conservatives and Reformists, di cui fanno parte i cinque deputati di Fratelli d’Italia eletti alle elezioni di maggio. I primi ospiti arrivano alle 19.30, per l’aperitivo di benvenuto. Atmosfera conviviale, utile a rinsaldare relazioni con i rappresentanti del potere finanziario ed economico che frequentano i palazzi della capitale d’Europa.

Tra gli speaker della serata ci sono Carlo Fidanza, ex Fronte della gioventù, europarlamentare di Fratelli d’Italia nonché membro dell’ufficio di presidenza di Ecr. E Fred Roeder, lobbista e presidente di Consumer Choice Center, associazione collegata ai colossi del tabacco e all’ultradestra statunitense. Il politico italiano e il lobbista americano sono attovagliati allo stesso tavolo, il numero 1. Negli altri sedici, i posti sono assegnati ad ambasciatori, lobbisti dell’industria, esponenti di think tank americani e associazioni, come Confindustria.

Nell’elenco,di cui L’Espresso ha preso visione, compaiono più di 160 nomi. Non manca nessuno dei grandi brand della globalizzazione: giganti della telefonia come Huawei, del petrolio qual è Exxon, e del mondo bancario. Ci sono persino due responsabili di Scientology, tra questi Ivan Arjona Pelado, presidente europeo dell’organizzazione religiosa, che ha sedotto molti vip di Hollywood. Contattato, ha confermato la sua partecipazione, ma definisce Scientology “apolitica”.

Grazie alla scuola d’Affari Politica messa su nelle decadi precedenti da Berlusconi, oggi Giorgiona Meloni può contare su un consulente del tutto eccellente in questa materia: Raffaele Fitto

Giorgia Meloni, grazie a Raffaele Fitto, è salita sul cavallo giusto. Anche perché è d’oro: nel 2017 il gruppo Ecr ha incassato 1,44 milioni sovvenzioni dal Parlamento. Che, stando ai dati ufficiali dell’Autorità che si occupa di monitorare questi flussi, potrebbe versare altri 7 milioni per gli anni 2018 e 2019. Ecr si piazza così tra il terzo e quarto posto per soldi pubblici ricevuti. E lo strapotere dei burocrati dell’Unione? In questo caso nulla da eccepire.

Poi si scopre che la Giorgiona Cocomeroni prende anche soldoni dai Cacciatori, quindi da un’associazione wannabe NRA americana, e dai palazzinari romani, gli affaristi del mattone, perchè sempre si scopre che FDI ha un vasto assortimento di proprietà immobiliari da cui deve trarne profitto.

Per una donna politica di quattro centesimi come la Meloni e il suo seguito di effeminati figli di papà è facile fare politiche ad effetto anti-immigrazione, anti-lockdown, anti-gay, anti-tutto quello che può portare voti e conseguentemente soldi e affari al fine di sistemare figli, nipoti, leccaculo, piccoli consiglieri, amanti, e personaggi scomodi.
E’ anche risaputo che parenti dei suoi fedelissimi gestivano, o ancora gestiscono, centri di immigrazione finanziati con i soldi pubblici regionali e nazionali,
a parole gridate contro il Business sull’Immigrazione per poi fare loro non solo questo business ma tutti gli altri business possibili ed immaginabili dove l’ingranaggio del successo elettorale porta miglioramenti e soluzioni solo a chi viene catapultato dagli elettori fratelli scemi e testa di minchia d’Italia nelle lussuriose poltrone del potere regionale, nazionale ed europeo.

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