Uffizi : L’Archeologia Imperiale spiegata nel Colore dei Capelli dei Nobili Romani

Il busto di un Imperatrice, Vibia Sabina (moglie di Adriano), e la sua parrucca in mostra autunnale agli Uffizi, dal Museo Archeologico di Fiesole.

Alcuni scarsi e mediocri archeologi hanno si identificato come Vibia sabina , moglie dell’Imperatore Adriano, il busto rinvenuto negli scavi dell’ultima decade, ma quella non è un’acconciatura, bensì una parrucca. Moda dell’Età Flavia ed oltre poichè tradizione usata per contraddistinguere la nobiltà aristocratica almeno dal II° secolo a.C.

Le nobildonne romane solevano indossare più parrucche fatte con i capelli biondi delle schiave, poichè il colore biondo era simbolo di purezza e perfezione.

L’usanza quindi di scolorire i capelli per dare loro più lucentezza ed effetto tinta biondo portò molte donne a rovinare la loro cute e quindi queste riparavano il torto della natura usando parrucche.

Furono così gli schiavi nordici che influenzarono la cultura dell’Impero del Sud Europa, i patrizi ne erano detentori attraverso questi simboli, la moda non è stato mai altro che simboleggiare le influenze dei barbari nella Società.

I modi per rendere i capelli più chiari furono i più disparati, metodi usati ancora oggi.

I ricchi addirittura cospargevano la polvere d’oro sui loro capelli per creare un aspetto biondo, così come facevano gli antichi Fenici.
I più poveri invece usavano il polline dei fiori.

Ansa:

FIRENZE – Trittico di mostre top per l’autunno delle Gallerie degli Uffizi di Firenze che propone una rassegna sul ruolo della donna nell’antichità romana, un’opera di Joseph Wright of Derby appena arrivata la notte scorsa da Londra e la mostra dedicata al Ritratto di Papa Leone X con i due nipoti, opera di Raffaello appena tornata dalle Scuderie del Quirinale dove è stato una delle star della mostra per il cinquecentenario della morte dell’Urbinate.

“Queste tre iniziative si collocano bene nella filosofia espositiva degli Uffizi – spiega il direttore Eike Schmidt – La mostra sulle donne romane è infatti la decima negli ultimi anni che noi dedichiamo a temi femminili; le altre due si collegano invece all’argomento della ricerca e delle scienze naturali, con un approccio multidisciplinare che va a tutto vantaggio delle competenze umanistiche”. La stagione autunnale della Gallerie degli Uffizi si apre il prossimo 6 ottobre a Palazzo Pitti con la mostra dal titolo ‘Wright of Derby. Scienza ed arte’ a cura di Alessandra Griffo (fino al 24 gennaio 2021): l’opera è ‘Esperimento su di un uccello inserito in una pompa pneumatica’ del 1768 e viene per la prima volta presentato in Italia, grazie a un accordo di scambio con la National Gallery di Londra. Questo dipinto a lume di candela è diventato un’icona della storia della scienza e in quest’epoca segnata dalla pandemia si impone all’attenzione del pubblico con imprevisti accenti di attualità.

Sempre Palazzo Pitti accoglierà la rassegna dedicata a ‘Raffaello e il ritorno del Papa Medici: restauri e scoperte’ a cura di di Marco Ciatti e Eike Schmidt (dal 27 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021). Dopo il restauro dell’Opificio delle Pietre dure e l’esposizione nella grande mostra organizzata alle Scuderie del Quirinale a Roma, il ‘Ritratto di Papa Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi’ torna a casa a Firenze. La mostra ne documenta il restauro e interpreta le analisi scientifiche del dipinto. Infine il trittico di mostre si chiude con l’iniziativa dedicata alla donne. ‘Imperatrici, matrone, liberte – Volti e segreti delle donne romane’ è il titolo della mostra a cura di Novella Lapini in programma agli Uffizi dal 3 novembre al 14 febbraio. La mostra pone a confronto gli opposti modelli che caratterizzano la rappresentazione femminile nel mondo romano articolandosi in tre sezioni: gli exempla femminili negativi, i modelli positivi ed infine il ruolo pubblico concesso alle matrone. Le opere esposte sono sculture, epigrafi, gemme e disegni.

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