Piramidi Shekelesh : La Cintura del Fuoco, Lo Studio di Antoine Gigal

Grazie ad una nota dell’Avvocato Giuseppe Musumeci abbiamo approfondito lo studio delle Piramidi intorno l’Etna. E la nostra recente scoperta darebbe un assoluto valore alle tesi e ai ritrovamenti, corroborati da studi bibliografici, della studiosa ed archeologa Antoine Gigal.

GigalResearch:

Antoine Gigal è una scrittrice, ricercatrice ed esplorattrice francese, ha fondato la Giza for Humanity Organization (GH) e anche la International Women Explorer NGO (IWE). Negli ultimi 20 anni ha vissuto principalmente in Egitto e ha esplorato tutte le aree archeologiche più remote, soprattutto quelle non ancora aperte al pubblico. Con l’occhio di uno scrupoloso ricercatore Antoine ci offre un accesso senza precedenti a nuove e di prima mano informazioni sulla comprensione dell’antichissimo Egitto e delle antiche civiltà.

La presenza di un antico popolo siciliano ci viene confermato da strutture di inestimabile valore come il villaggio neolitico di Stentinello, presso Siracusa o come la Necropoli di Pantalica, qualcosa di assolutamente spettacolare

Almeno da 8000 anni prima della nascita di Cristo, qui fiorì un’antica civiltà che comprese ed in cui si evolsero diverse tribù ed etnie ma che è comunemente nota come quella dei Sicani, a torto, dato che i gruppi eterogenei e principali ernao almeno tre.

Il loro nome deriva probabilmente dalla parola “sika”, che designava il calcedonio che è stato trovato in grande quantità nelle valli dove vivevano e che usavano per fabbricare i loro strumenti neolitici. È noto che vivevano in confederazioni autonome e che avevano stretti legami con la civiltà minoica (4000-1200 a.C.) a Creta e con i Micenei (1450-1100 a.C.). È anche noto che la civiltà minoica con cui i Sicani furono così legati fece un improvviso balzo in avanti intorno al 2000 aC e prese il sopravvento tra le culture europee.
Secondo Tucidide, furono i Sicani a sconfiggere il gigante Ciclope. In ogni caso, prima dell’arrivo dei Siculi o del popolo preistorico da cui discendevano, occupavano certamente tutta la Sicilia.

Belli perchè vari.

Alcuni ricercatori moderni pensano che Siculo e il suo popolo provenissero da ancora più lontano, dall’oriente. Il Prof. Enrico Caltagirone e il Prof. Alfredo Rizza hanno addirittura calcolato che nella lingua siciliana moderna ci sono più di 200 parole che derivano direttamente dal sanscrito. Dall’età del bronzo e dall’antichità classica ci sono poi testimonianze di un altro popolo siciliano, gli Elimi, emigrato dall’Anatolia e forse discendente dai famosi “Popoli del Mare”. L’ovest dell’Anatolia fu quindi occupata da non indoeuropei. Tucidide ha detto che erano rifugiati da Troia.

Si suppone infatti che un gruppo di Troiani sia sopravvissuto alla sconfitta di Troia, scampato per mare, e si sia stabilito in Sicilia e si mischiò ai Sicani. Virgilio scrive addirittura che furono guidati dall’eroe Aceste, re di Segesta in Sicilia, che diede aiuto a Priamo ed Enea, e fece seppellire Anchise ad Erix (l’odierna Erice).

Le alture del Monte Erice dove si pensa che Anchise fu sepolto.

La Gigal poi prosegue con l’analisi dei dati raccolti sul ritrovamento delle Piramidi intorno l’Etna.

Pare costituissero un vero e proprio cerchio, che abbiamo ribattezzato la cintura del fuoco o il cerchio del serpente.

La linea rossa unisce le Piramidi ritrovate dalla Gigal, adesso quella linea grazie a noi va a Sud-Est , presso Montargano di Mascali, il Cerchio del Serpente
In un’antichissima mappa della Sicilia notiamo proprio un cerchio, una serpente che avvolge l’intera base del Vulcano, qualcosa di conosciuto agli antichi

La Spiegazione Mitologica fornita dalla Gigal è particolarmente fondamentale per capire l’origine di tutto, degli Dei Ancestrali siciliani stessi, il Vulcano era un Dio stesso, e le piramidi intorno ad esso dovevano avere un ruolo molto importante in quell’era perduta.

Non dimentichiamo che la parola Etna è il nome della ninfa siciliana che divenne la dea Aetna (Aitnê, Aitna), che deriva dal greco Aitne – aithô, “brucio”. Si chiamava anche Thalia.

Aetna era la figlia di Gaia (la Terra) e di Ouranos (il Cielo), che diede i natali ai Giganti, Titani, Ciclopi (uno dei quali si chiama Bronte, come la città a est dell’Etna) e le Furie (uno di loro è Megaera, che ha anche dato il nome a una città siciliana). Aetna ebbe due gemelli da Adrano (Adranus), un dio che aveva molte caratteristiche in comune con il dio Efesto: visse sotto il vulcano, e alcuni ricercatori lo paragonarono addirittura agli dei Adar in Fenicia e Adramelech in Persia, tutti personificando il Sole e Fuoco.

Adrano, Dio del popolo siculo insediatosi intorno al vulcano, era venerato in tutta la Sicilia ed in particolare ad Adrano, la città che porta il suo nome, situata alle pendici dell’Etna, dove termina la costruzione delle piramidi. Essendo gelosa, Era fece inghiottire i gemelli di Etna dalla Terra, ma quest’ultima li restaurò; è per questo che questi bambini ctoniani sono chiamati “Palici” (dal greco palin, “ancora” e ikein, “venire”), “i nati due volte” menzionati in Ovidio e Virgilio. Divennero i “santi patroni” siciliani dell’agricoltura e della navigazione, pur essendo considerati più localmente gli dei dei geyser e del mondo sotterraneo del vulcano.
È interessante notare che il mito dei nati due volte esiste anche nel Vicino Oriente e in sanscrito (Dvija). In ogni caso è noto che in un tempio dedicato ad Adranus i Siculi mantenevano un fuoco eterno, e secondo l’autore romano Aelianus, in passato un centinaio di cani sacri erano tenuti vicino a questo tempio. Quindi è chiaro che intorno al vulcano dovevano essere organizzati riti molto importanti, ancor prima dei Greci e dei Romani.

La Piramide che abbiamo trovato a Montargano è collocata in un punto dove la il magma è fluito nel corso dei secoli, questa è una delle condizioni che accomuna tutte le altre piramidi ritrovate, oltre alla costruzione eseguita con pietra lavica che era di facile reperibilità in queste aree, e alla vista panormaica ammirabile nelle loro ubicazioni sul vulcano e sulla valle. Ma c’e’ anche un altro particolare essenziale e non trascurabile.

Abbiamo così osservato che, nonostante le differenze di forma, tutte le piramidi avevano rampe di accesso o scale che portavano in cima con una vista eccezionale sulle vette dell’Etna, e che erano tutte posizionate intorno al vulcano proprio dove era il più pericoloso a causa delle sue colate laviche. Come siamo rimasti sorpresi nel notare che in molti luoghi gigantesche colate di lava si erano interrotte bruscamente, congelate nel tempo a pochi passi da queste piramidi. Questa è un’osservazione che abbiamo fatto dopo aver studiato i dintorni di 27 piramidi.

Gli scienziati del nostro team di www.gizaforhumanity.org hanno iniziato a pensarci, e il nostro fisico sul campo ha iniziato a proporre una teoria che in futuro varrà la pena approfondire e testare direttamente sul terreno, che sicuramente farà un affascinante esperimento.

Quindi, secondo questa idea e tenendo conto di tutto ciò che abbiamo osservato sul campo, è possibile proporre il seguente concetto. La creazione di un percorso a spirale che abbia un effetto di focalizzazione attorno a una piramide o un punto alto conico, cilindrico o semisferico condensa il campo unificato perché crea una cavità risonante, cioè un’antenna.

Ogni spirale ha una sua risonanza, il che significa che potrebbe esserci uno spostamento, su e attorno al percorso a spirale, nel flusso del tempo e nella massa degli oggetti circostanti attraverso un processo attivato camminando con un ritmo particolare sul percorso processionale, che crea così una risonanza particolare. Era una tecnologia antica che permetteva di fermare il flusso di lava? In ogni caso varrebbe la pena studiare e testare.

È risaputo che i soldati che marciano attraverso un ponte possono distruggerlo, motivo per cui interrompono il ritmo prima di attraversare il ponte in modo che non inizi a vibrare.

Ed infine notizie sui nostri antenati guerrieri, gli Shekelesh, a cui tutti noi Siciliani dovremmo guardare con indomito rispetto e profondo senso di orgoglio di appartenenza genetica

In origine i Sicani ed i loro predecessori preistorici occupavano sicuramente tutta la Sicilia, prima dell’arrivo dei Siculi. La prova della loro cultura si trova più o meno in tutta l’isola (come sul monte Kronio vicino a Sciacca), quindi è una scommessa sicura dire che furono gli effettivi costruttori delle piccole piramidi, specialmente perché le piramidi al centro della Sicilia (un’area di specifica occupazione sicana) sembrano essere leggermente antecedenti a quelle che circondano l’Etna. Non dimentichiamo che la cultura sicana è identificabile solo dal 1600 a.C., ma esistevano già prima di allora. Molte cose devono ancora essere scoperte su questo popolo; la loro storia è ricca di personaggi leggendari, come il re sicano Kokalos che diede rifugio (contro il re di Creta) al famoso architetto e inventore Dedalo, a Inico vicino al fiume Belice. Dedalo costruì quindi fortificazioni, terme, acquedotti, templi e cisterne qua e là in tutta la Sicilia.

Ma c’è un’altra possibile tesi, quella dei famosi “Sea Peoples”, che erano formati da una dozzina di tribù, tra cui un misterioso gruppo di cui si sa molto poco: gli “Shekelesh”, che provenivano dalla Sicilia sud-orientale ( NK Sandars).

Notate gli elmi con le corna, potremmo chiamarli, a torto, i Vichinghi del Mediterraneo, a torto dato che i vichinghi è risaputo non avessero corna ad ornare i loro elmi.

Gli Shekelesh, Sikala, Sikils, Siculi sono un popolo che attaccò l’Egitto nel 1220 a.C. e nel 1186 a.C. (Redford 1992, p.148) durante il regno del faraone Merenptah e del faraone Ramsete III. Questo è menzionato negli archivi di Merenptah (che regnò dal 1224 al 1214 aC), dove si dice che abbia imprigionato 222 Shekelesh; sono anche menzionati in un’iscrizione sulla tomba di Ramses III (N ° 157 / Thebes West), così come nel papiro Harris che elenca i gruppi etnici che componevano i popoli del mare (incluso lo Shekelesh), e nel famoso iscrizioni del Tempio di Medinet Abou ai piedi della Valle dei Re a Luxor, dove gli Shekelesh sono descritti come alti, con un copricapo, un medaglione sul petto, due lance e uno scudo rotondo.

Statuetta Merkart attribuita ai Fenici, ritrovata a Sciacca in Sicilia; l’influenza egiziana è evidente.

Un’altra cosa molto interessante è che gli archeologi hanno trovato villaggi di Shekelesh situati fino al corridoio palestino-siriano a Tell Zeror e altrove. La loro identificazione come popolo siculo della Sicilia sembra essere provata dalla somiglianza tra le anfore scoperte sul monte Dessueri in Sicilia e quelle trovate vicino a Giaffa in Azor.

Pare che questo popolo siciliano, che navigava ovunque in alto mare, forgiava tripodi e calderoni di bronzo, utilizzava la ruota (frammenti scoperti a Piediluco) e realizzava ceramiche (a Termitito), tutto nel XII secolo a.C.

E poi il re ittita Suppiluliuma II ha avvertito Hammurabi, re di Ugarit, dell’imminente arrivo del “popolo Shikalayu che vive sulle barche”. Gli storici pensano che queste siano le persone Shekelesh / Sicel menzionate da Merenptah. Ciò conferma che erano ottimi navigatori, il che potrebbe spiegare perché le stesse piramidi e strutture viste in Sicilia si trovano a Tenerife e anche a Mauritius (vedi gli articoli su Mauritius di questo autore); e sicuramente in altri luoghi ancora da scoprire.

Per esempio in Sud America…

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