Scacchi : Il Retroscena Inquietante dietro il Mondo e la Regina degli Scacchi

Netflix non è completamente una fogna, ci sono serie che val la pena di vedere, tra queste quella della Regina degli Scacchi, o dal nome originale di Queen’s Gambit, Gambetto di Regina, esce fuori uno spaccato del mondo scacchistico professionale con bari cibernetici.

corrieredellaSera:

È un momento d’oro per gli scacchi. Anche sugli schermi della tv: Netflix ha appena lanciato The Queen’s Gambit (il titolo nella versione italiana è «La regina degli scacchi»), mini-serie basata sul romanzo di Walter Tevis e dedicata alla vita di una bambina prodigio, orfana, di nome Beth Harmon (la interpreta Anya Taylor-Joy), che arriva ad essere la numero uno. Ma come spesso accade, la popolarità ha un rovescio della medaglia. Così nel mondo delle torri e degli alfieri è scoppiato un allarme: si bara a man salva. La causa, paradossale, è l’aumento dei praticanti online anche a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia: l’imbroglio, di pari passo, sta prendendo sempre più piede e su livelli esponenziali. Con una conseguenza estrema: il dubbio che nulla sia più regolare sta diventando una vera paranoia.

L’accostamento è così con il fenomeno del doping nello sport (mondo nel quale questo gioco rientra, pur con le differenze del caso) e con le discipline maggiormente al centro di certe cronache: atletica e ciclismo. I dati sono incredibili: in un torneo internazionale, cinque dei sei migliori giocatori sono stati squalificati con l’accusa di aver barato. E in un altro, gli stravaganti genitori di ragazzini di dieci anni hanno respinto in modo sdegnato (ma nemmeno convincente) l’evidenza che i rampolli stavano giocando in maniera alquanto sospetta al cospetto del numero 1 al mondo, il ventinovenne norvegese Magnus Carlsen. Sempre l’ex ragazzo prodigio, diventato Grande Maestro a 13 anni, 4 mesi e 27 giorni, si è ritrovato a dover lottare fino alla fine contro una ragazza che utilizzava chiaramente il supporto di un computer. Carlsen aveva il bianco e la ragazza il nero. L’aspetto che ha acceso i sospetti sta nel fatto che lei effettuava le mosse con lo stesso intervallo di tempo: 5 secondi. Faceva così anche nella fase di apertura, dove magari rispondi al volo (perché hai già chiaro quale schema adottare) o, al contrario, rifletti di più perché valuti le possibili varianti di un certo tipo di situazione. Carlsen se n’è accorto ed è apparso indispettito. Ma da campione del mondo ha parato perfino le mosse del probabile «convitato di pietra» e alla fine ha vinto «a tempo», perché l’avversaria aveva esaurito il suo a disposizione.

Insomma barano usando o un auricolare mentre un compagno gioca la stessa partita contro il computer, o online giocando la partita contro un avversario simultaneamente e alla rovescia contro il computer per avere quantomeno dopo la prima ventina di mosse un vantaggio nel countdown.

Cosa pensava di fare l’amico Indiano?

Come ricorda Wikipedia, l’enciclopedia online, il problema delle irregolarità accompagna da sempre gli scacchi. Una leggenda narra che re Canuto d’Inghilterra fece uccidere un nobile danese a seguito di una contesa legata a una partita taroccata.

Trucchi e aiuti esterni compaiono anche nell’immaginaria partita di scacchi tra Apollo e Mercurio descritta da Marco Gerolamo Vida nel suo poema «Scacchia ludus» composto intorno al 1513. Alcuni famosi inganni – citiamo sempre Wikipedia — sono legati a macchine destinate a manipolare uno dei più antichi giochi del mondo: il più conosciuto è quello dell’automa «Il Turco» (anno 1769), che era in realtà manovrato da un giocatore umano, ma analoghi e celebri imbrogli sono stati realizzati nei casi di Ajeeb (1868) e di Mephisto (1886).

Certo barare non fa assolutamente onore. Non è più gioco, non è più un cazzo, è una miseria.

Recentemente sono passato a giocare nella categoria rapida 10 minuti. Lì i tempi di reazione sono decisivi il più delle volte. E ci si diverte con partite al cardiopalma vinte o perse sul finire dei secondi…

Mai sottovalutare il Potere del Lato Oscuro della Forza

 

Ma dalla fine del secolo scorso, grazie allo sviluppo di software specifici, alla diffusione del gioco online oltre che di computer portatili, Ipad, telefoni cellulari, sistemi wi-fi, il problema è diventato principalmente l’uso illecito dell’informatica per aiutare gli umani alla scacchiera. Il lockdown mondiale ha aiutato gli scacchi, ma ha anche creato – problema esteso ad altri giochi, come poker e backgammon – un vero stato di crisi. «La pandemia – spiega il professor Kenneth Regan, maestro internazionale ed esperto di computer incaricato dalla Federazione internazionale di scovare metodi di gioco sospetti – in un solo giorno mi ha creato la stessa mole di lavoro avuta nel 2019». Siamo di fronte a un vero e proprio «computer doping» sintetizza Arkady Dvorkovich, direttore generale della Fide, la International Chess Federation. Il problema sono «app» o programmi in grado di calcolare mosse perfette in qualsiasi situazione.

Si, doping. Questi neanche si rendono conto che ho trovato là dentro.

Oltre al figlio dell’Emiro, ho giocato, e vinto, contro uno fresco di assunzione a Wall Street, un grande. Pensate ero Io che spiegavo a lui tanta roba politica del suo paese e i riflessi di questa nell’economia interplanetaria, per arrivare al 666 di Fifth Avenue di Kushner, genero di Trump (che usa intimidire e torturare i suoi affittuari al fine di cacciarli via), salvato con soldi del Qatar, non disdegnando prima accordi poi falliti con i Cinesi, i Sauditi, ed i Russi. Ma questa è un’altra storia.

We took Jerusalem !!!

E poi degli studenti di Standford che giocavano in bagno dopo aver consegnato il loro test di matematica strafatti di MDMA. Follie. Follie pensare che quando la partita si fa seria vedi scorrere l’orologio nel vano pensiero di vedere che inferno muoverà in risposta e ti senti dire: “Hey amico dammi tregua, sono nel bagno fatto di MDMA mentre il professore ritira gli ultimi test di matematica…”, alla qualcosa ho risposto: “..non è un mio problema amico“. Ovviamente ha perso come un cane.

Come funziona l’«antidoping» tecnologico

Per arginare l’aiutino sono state imposte delle regole: nei match più importanti i giocatori devono accettare di essere ripresi da più telecamere e di essere disponibili a collegamenti Zoom o WhatsApp per provare che non stanno usando dei computer. Anche gli spostamenti alla toilette sono controllati e si sta addirittura ipotizzando un protocollo basato sul tracciamento dei movimenti dell’occhio: se un giocatore guarda troppo in giro e non nella zona della scacchiera, scatta la bandiera rossa della squalifica. Del resto il fenomeno ha numeri imponenti. Chess.com, il sito online più noto al mondo, è passato da 6,5 a 12 milioni di utilizzatori in un anno. Ma sono anche cresciuti i bari conclamati: da 5000 a 6000, con una punta di 17.000 lo scorso agosto.

Certo con il CoronaVirus Chan Cloud che avvolge il pianeta le partite dal vivo sono sospese, e quindi la voglia che aguzza l’ingegno al fine di barare per sconfiggere un fAbiano Capuana o un Magnus Carlsen è alta, altissima, ed è anche realtà.

Comunque la serie è interessante e l’attrice protagonista veramente strabiliante.

Per chi ama gli Scacchi ed anche gli Anni 60 è un MUST, soprattutto per capire che rimarrà solo ed esclusivamente una fantasia da series che una donna possa mai aspirare ad arrivare negli scacchi lì dove mai neanche diecimila miliardi di loro non sono mai arrivate, e nè mai arriveranno.

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