Costa Concordia : Non fu Un Incidente, Ma L’Esecuzione di Un Piano Per Rivelare Un Massiccio Trasporto di Droga

Già allora capii che qualcosa non andava, la storia vera non è mai quella ufficiale. E’ la regola.

Le navi da crociera , non so se da sempre, ma credo di si, ad oggi sono utilizzate per il trasporto massiccio di droga ed armi.

E’ chiaro ed evidente che col costo del biglietto riescono forse a pagare i costi energetici per far navigare questi bestioni che considerare da “turismo” è solo un volgare insulto al vero turismo.

Le loro rotte sono le rotte dei traffici dei narcotrafficanti, e dei contrabbandieri di armi.

Con il Post-Pandemia i loro carichi aumenteranno vertiginosamente.

Anche Yacht di lusso sono utilizzati per questi trasporti, e voci che ho captato nell’aria mi hanno confermato che grossi carichi di droga ed armi sono arrivati ed arrivano ancora via mare anche a Riposto, Catania, e Siracusa.

Nei porti, in generale, vi sono ufficiali della Guardia Costiera, e Militari, sempre in generale, e addetti alla dogana corrotti che coprono questi traffici, ben pagati dalle Mafie.

Un altro blogger si è occupato della vicenda, molto bene, peccato che ne capisca poco di impaginazione grafica, e webdesign, un vero peccato. E caparbi magistrati che seguono il web e non i social hanno letto quello che scriveva e hanno deciso di seguire la sua ricostruzione, cosa che ha avuto successo nell’identificare come padroni del carico “bianco” le NDrine calabresi. A Catania non ci seguono se non per poterci arrestare. Siamo lusingati.

In riassunto: l’incidente della Costa Concordia al Giglio fu voluto. Un piano ben congegnato, perdite minime tra i passeggeri, e recupero della droga da parte delle autorità.

Nessuna persona intelligente potrebbe bere la stronzata che fu colpa del Comandante Schettino l’urto con lo scoglio alla velocità di ben 16 nodi sotto costa.

Sicuramente Schettino ha altre colpe ma non quella dell’incidente materiale.

Mezza tonnellata di cocaina è stata ritrovata infatti sulla Costa Concordia, forse qualcuno voleva che si scoprisse questa cosa per qualche non conosciuta ragione.

Per quanto riguarda le dichiarazioni di quella donna moldava di facili costumi che affermò che un elicottero arrivò per portare via qualcosa dalla nave durante il naufragio a mio giudizio forse qualcosa di vero potrebbe esistere.

*

LaVocedelleVoci:

Dopo tre anni viene a galla la verità sul naufragio del Costa Concordia che la Voce aveva ricostruito con due inchieste a marzo e ad aprile 2012. Altro che inchino allegro del comandante! C’era qualcosa, un carico bollente, cocaina a chili, che doveva essere scaricato o caricato al volo. Per capirlo, bastava una semplice operazione preliminare: scartare moventi illogici e privi di qualsiasi prova credibile.

Esistono ricostruzioni della magistratura che cozzano in maniera palese e clamorosa contro il buon senso comune, fino al punto da rasentare l’abuso di credulità popolare. Situazioni che si ripetono, tribunale dopo tribunale, di aula in aula, alimentando quel diffuso sentimento di profonda sfiducia nelle capacità e nella buona fede della magistratura italiana che poi talvolta va a sfociare in atroci crimini, figli di una folle disperazione, come l’eccidio al Tribunale di Milano del 9 aprile.
Questa premessa è d’obbligo se davvero vogliamo provare a spiegare un fatto non meno assurdo, anche questo purtroppo divenuto rituale nel tempo, e cioè come mai a distanza di tre anni solo ora viene a galla che sul Costa Concordia ha viaggiato e viaggiava cocaina per conto di trafficanti mafiosi. Vale a dire esattamente quello che aveva scritto la Voce in due inchieste subito dopo il naufragio del secolo, a marzo e ad aprile 2012, con tanto di nomi e cognomi, testimoni, documenti.
Eravamo partiti da una considerazione semplice ma essenziale: il movente. Nemmeno un bambino potrebbe infatti mai credere che un comandante di lungo corso come Francesco Schettino, che aveva navigato mille volte quelle acque, ed anche mari ben più perigliosi, eseguisse in una notte calma e serena una manovra a tutta velocità rasentando le arcinote Scole, come se fosse un ragazzino per la prima volta alla guida di un gommone e non il capitano di un colosso con tremila persone a bordo. Due erano le cose: o Schettino era un malato di mente (qualcosa che oggi possiamo accostare al caso Spitz, il pilota della Germanwinds che, secondo la versione delle autorità tedesche, era già depresso e ha deciso di farla finita trascinando con sé nel vuoto 150 persone), e non lo era. Oppure nella ricostruzione che circolava già allora (ed è poi stata confermata tre anni dopo in Tribunale), di un comandante che decide di fare allegramente un “inchino” in una notte d’inverno buia e deserta, qualcosa chiaramente non funzionava. Peggio: era palesemente falso, sommario e privo di qualsiasi logica.
Ci sono voluti tre anni perché un pubblico ministero davvero degno del suo ruolo, il nuovo procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, riuscisse a riprendere indirettamente le redini di quella assurda ricostruzione del naufragio e cominciasse ad aprire uno spiraglio di verità. Creazzo – ottimo investigatore con lunga esperienza alla DDA calabrese ma, soprattutto ed evidentemente, uomo dalle mani libere – con l’aiuto del Gico ha smantellato un traffico di sostanze stupefacenti via mare gestito dalla ‘ndrangheta, avendo giustamente colto i diversi, precedenti segnali che indicavano come siano proprio le navi da crociera il principale vettore utilizzato dai narcos calabresi.
[…]

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

MASKALI 8